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	<title>Allergie e bambini</title>
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	<description>Informazioni pratiche per i genitori di bambini allergici</description>
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		<title>Le brutte abitudini che non muoiono mai</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 17:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[allergia alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[latte di riso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono delle abitudini, comportamenti, modi di fare che non sono cambiati negli ultimi anni. Si tratta spesso di pessime abitudini. I comportamenti negativi, di medici e di pazienti, appaiono quasi intramontabili e, a volte, combatter entro di essi appare quasi inutile. Ma è doveroso sottolineare questi errori o equivoci nella speranza di contribuire, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono delle abitudini, comportamenti, modi di fare che non sono cambiati negli ultimi anni. Si tratta spesso di pessime abitudini. I comportamenti negativi, di medici e di pazienti, appaiono quasi intramontabili e, a volte, combatter entro di essi appare quasi inutile. Ma è doveroso sottolineare questi errori o equivoci nella speranza di contribuire, in qualche modo, a contenerli.</p>
<p>Le diagnosi improprie di allergia alimentare sono sempre all’ordine del giorno. Qualsiasi pediatra allergologo può confermare che sono enormemente maggiori le situazioni in cui smentiscono diagnosi di allergia alimentare (con diete, attenzioni, paure, controlli a volte quasi ossessivi) non adeguatamente poste piuttosto che il contrario. Il problema in questi casi è molto spesso quello di vincere l’incredulità di genitori che magari per anni sono stati attenti ad evitare  quel certo alimento, che più volte hanno ripetuto gli esami del sangue, più volte hanno condotto il proprio figlio presso, ad esempio, il noto centro universitario di gastroenterologia pediatrica etc. etc.</p>
<p>La diagnosi di allergia agli alimenti è molto seria e coinvolgente per il bambino e la famiglia e deve essere posta secondo un iter molto rigoroso (vedi l’argomento specifico) dal pediatra con specifica competenza allergologica; non si può porre diagnosi di allergia agli alimenti per la sola dermatite atopica o per il solo test sul sangue positivo o per delle vaghe “macchie sulla pelle” o perché il bambino di 5 anni non cresce e così via.</p>
<p>Anche la terapia dell’allergia alimentare, quando sia reale, è molto seria e non si può continuare a vedere bambini alimentati con latte di capra. Chi prescrive latte di capra ignora semplicemente l’allergologia pediatrica e non sa che latte vaccino (artificiale, in polvere, liquido, di centrale, condensato, a lunga conservazione etc. etc. etc.) e il latte di capra sono quasi identici e se un bambino è veramente allergico al latte non può non avere reazioni importanti anche con il latte di capra. Per fortuna moltissimi bambini etichettati come allergici al latte ed alimentati con latte di capra non sono veramente allergici ma semplicemente gratificati di questa errata etichetta (vedi latte di capra).</p>
<p>Peggio ancora del latte di capra il “latte di riso”. Si badi bene non l’idrolisato di riso (es. Risolac) che è un latte alternativo valido ma proprio i cosiddetti “latti di riso”, come il Chiccolat o il Vitariz, che altro non sono che acqua di cottura del riso, bevande a bassissimo, inesistente, valore calorico. Alimentare un lattante con questo tipo di bevanda determina una condizione di gravissima carenza proteica con sintomi decisamente gravi come ho avuto occasione di constatare molto di recente in una lattantina etichettata, impropriamente (come al solito), come allergica al latte ed alimentata esclusivamente con Chiccolat.</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è di nuovo?</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 17:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[dermatite atopica]]></category>
		<category><![CDATA[svezzamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati sei anni da quando questo sito di divulgazione ha avuto la luce. Le statistiche degli accessi sono univocamente positive e le mail che ricevo testimoniano che da un lato esiste una esigenza di conoscere da parte dei genitori, e non solo di essi, e che dall’altro lato, evidentemente, una piccola quota di tali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati sei anni da quando questo sito di divulgazione ha avuto la luce. Le statistiche degli accessi sono univocamente positive e le mail che ricevo testimoniano che da un lato esiste una esigenza di conoscere da parte dei genitori, e non solo di essi, e che dall’altro lato, evidentemente, una piccola quota di tali esigenze è da questo sito soddisfatta.</p>
<p>Che cosa è emerso di nuovo in questi ultimi anni? Varie cose, anche importanti.</p>
<p>Ad esempio, è emerso che la dermatite atopica non è dovuta ad allergia alimentare e non migliora con nessuna dieta. L’allergia alimentare se c’è vuol dire che è subentrata in un secondo momento e, in ogni caso, non vanno sospesi gli alimenti nei confronti dei quali il bambino mostra dei test positivi a meno che i sintomi non siano quelli delle reazioni acute, importanti (anafilassi, orticaria acuta, asma, edema della glottide). Si tratta di una rivoluzione rispetto al passato quando era automatica l’equivalenza dermatite atopica = dieta. Anzi sospendere gli alimenti per i quali il bambino presenta test positivi ma che assume regolarmente senza reazioni importanti (ribadiamo che la dermatite atopica non è influenzata dal tipo di alimentazione) oggi appare molto rischioso perché può indurre condizioni di autentica superallergia.</p>
<p>Ancora, ritardare nel lattante lo svezzamento e ritardare la introduzione di alcuni alimenti (esempio uovo, pesce pomodoro arachide ma anche tutti gli altri) non previene le allergie, anzi le facilita. E’ un’altra rivoluzione rispetto a pochi anni fa. I tempi molto rallentati e ritardati dello svezzamento sono stati (e ancora sono per molti pediatri) un dogma incrollabile. La realtà degli studi, ormai molti, ha dimostrato che l’introduzione oltre i 4-6 mesi di alimenti anche fortemente allergenici (come uova, pesce, le stesse noccioline) non previene le allergie. Anzi probabilmente (quasi sicuramente) le facilita. Il bambino, infatti, diventa tollerante agli alimenti mangiandoli, “conoscendoli” per via orale e intestinale. Più si ritarda questa “conoscenza” naturale più si espone al rischio che il lattante contatti l’alimento per altra via, attraverso la pelle o attraverso l’apparato respiratorio. E’ questo tipo di contatto “innaturale” che facilita le allergie alimentari. In altre parole più si ritarda l’introduzione di un alimento nello svezzamento più si espone il lattante al rischio di diventare allergico a quell’alimento. E’ stata l’ossessione dei pediatri per i tempi di introduzione di molti alimenti (uno alla volta, al rallentatore, con tantissimi tabù e tante paure: iniziare a 6 mesi con gli alimenti meno allergizzanti, introdurre latte vaccino non prima di 12 mesi, l’uovo non prima di 24, arachidi, noci e pesce non prima di 36) a creare quella generazione di bambini allergici che tutti conosciamo e vediamo nelle nostre scuole. Non ricordo di miei compagni di classe allergici quando stavo alle elementari: chiedete oggi in qualsiasi scuola.</p>
<p>Altre novità negli ultimi anni riguardano soprattutto i centri di allergologia pediatrica (cosa molto diversa dall’allergologia degli adulti): ad esempio è possibile in molti casi desensibilizzare i bambini allergici agli alimenti. In altre parole, in molti casi si può fare in modo che i bambini allergici possano mangiare, anche se talora solo in piccole quantità, gli alimenti che erano nocivi. Per questi bambini e per i loro genitori uscire dall’angoscia del rischio di una reazione potenzialmente mortale per un’inconsapevole assunzione è praticamente rinascere a vita nuova, e non è una esagerazione.</p>
<p>Si è visto, negli ultimi anni che potrebbe essere possibile, in casi selezionati, per allergici a latte e uovo mangiare il latte e l’uovo cotti o molto cotti. Sono situazioni ovviamente che vanno verificate sempre in centri di allergologia e sotto controllo medico.</p>
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		<title>Dieta nell&#8217;allergia al nickel: mito o realtà?</title>
		<link>http://www.allergieebambini.it/2010/09/dieta-nellallergia-al-nickel-mito-o-realta/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 19:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[La dieta senza nickel è “di moda”. Moltissime persone allergiche seguono diete a basso contenuto di nickel. Ma gli studi scientifici cosa dicono? Perché non tutti sono d’accordo? Perché i risultati sono così diversi? Perché le diete prescritte differiscono da medico a medico? La valutazione degli studi scientifici su questo argomento porta a conclusioni sconfortanti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La dieta senza nickel è “di moda”. Moltissime persone allergiche seguono diete a basso contenuto di nickel. Ma gli studi scientifici cosa dicono? Perché non tutti sono d’accordo? Perché i risultati sono così diversi?  Perché le diete prescritte differiscono da medico a medico?<br />
La valutazione degli studi scientifici su questo argomento porta a conclusioni sconfortanti: tanto rumore per (quasi) nulla.<br />
Le <a title="Il nickel: l’allergia sistemica e la dieta" href="http://www.allergieebambini.it/wp-content/uploads/2010/09/allergia-sistemica-al-nickel-e-dieta.pdf">conclusioni</a> (file PDF) sono riportate sul <a title="Materiale scientifico: sito della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica" href="http://siaip.it/show/Materiale%20Scientifico/17">sito della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica</a>.</p>
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		<title>La diarrea acuta (enterite)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2005 21:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diarrea acuta nel bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[La diarrea, notoriamente, è l’emissioni di feci non perfettamente formate, disfatte, talora francamente liquide, solitamente più volte al giorno. A ciò si deve accompagnare una compromissione della crescita per perdite o mancato assorbimento di sostanze nutritive a livello dell’intestino. Quest’ultimo punto è importante perché qualora si considerasse diarrea soltanto l’emissione di feci liquide si correrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La diarrea, notoriamente, è l’emissioni di feci non perfettamente formate, disfatte, talora francamente liquide, solitamente più volte al giorno. A ciò si deve accompagnare una compromissione della crescita per perdite o mancato assorbimento di sostanze nutritive a livello dell’intestino. Quest’ultimo punto è importante perché qualora si considerasse diarrea soltanto l’emissione di feci liquide si correrebbe il rischio, come spesso accade, di interpretare come diarroiche le feci liquide, talora verdastre e schiumose, emesse, spesso in maniera esplosiva dal piccolo lattante alimentato al seno le quali viceversa rappresentano un evento di assoluta normalità.<br />
La diarrea può essere acuta (enterite, enterocolite) oppure persistente o cronica a seconda della sua durata.<br />
Nel corso della diarrea, sia essa acuta che cronica, si pongono in atto spesso provvedimenti dietetici che se talora sono giustificati, come nella celiachia o nella diarrea da latte vaccino, non sempre tuttavia sono necessari.<br />
La <b>diarrea acuta</b> è generalmente legata ad agenti infettivi, più virali che batterici, e si accompagna sovente ad altri sintomi come i dolori addominali, il vomito (gastroenterite), la febbre.<br />
Il problema della diarrea acuta, nei casi in cui non siano presenti anche manifestazioni di infezione generalizzata (sepsi) come può accadere nelle enteriti da salmonella, è principalmente quello della disidratazione. Compito principale del medico e dei genitori del bambino è quello quindi di evitare questa disidratazione in attesa che, spontaneamente, la diarrea cessi. <br />
Infatti usualmente la diarrea acuta (enterite) tende ad autolimitarsi entro un certo numero di giorni (solitamente al massimo 5-6) e non richiede altri trattamenti.<br />
Nella diarrea acuta, con l’eccezione di forme particolari nel lattantino molto piccolo, non sono necessari antibiotici né di utilità dimostrata appaiono i cosiddetti fermenti lattici (Enterogermina e similari). Solo una funzione cosmetica, inoltre, hanno alcuni farmaci a base di caolino (Streptomagma) o di diosmectite (Diosmectal) i quali se da una parte determinano un consolidamento delle feci emesse dall’altra parte non agiscono sull’autentico problema che è rappresentato dalle perdite idriche intestinali.<br />
Quindi è indispensabile che il bambino beva a volontà in modo da riequilibrare le perdite idriche; sono disponibili soluzioni glucosaline da sciogliere nell’acqua che permettono di integrare anche le perdite di elettroliti che avvengono nel corso della diarrea. Le soluzioni preparate vanno, come detto offerte a volontà se possibile in ragione di almeno 100 ml. di soluzione per evacuazione.<br />
La sospensione dell’alimentazione è necessaria soltanto nelle primissime fasi in cui si provvede alla reidratazione del bambino, e soltanto per poche ore. Dopo la brevissima sospensione il bambino, che deve continuare a reidratarsi per via orale, può rialimentarsi se vuole e lo può fare del tutto liberamente. In pratica, nella realtà dei fatti, considerato che tra l’altro il bambino con diarrea rifiuta nella fase acuta il cibo, la sospensione dell’alimentazione non avviene affatto.<br />
Nel bambino con diarrea acuta, quindi, tranne che nel lattantino di pochi mesi (meno di tre), non va modificata l’alimentazione precedentemente seguita e non va somministrato alcun latte dietetico per le diarree.<br />
Eppure è di constatazione quotidiana che piccoli bambini con enterite vengano per periodi anche di giorni alimentati solo con liquidi e che quando, tardivamente, vengono rialimentati questo generalmente viene fatto con diete senza latte vaccino e con latti speciali. Questi comportamenti trovavano una loro spiegazione in opinioni che col tempo hanno dimostrato di essere infondate. <br />
- La sospensione dell’alimentazione non è di utilità alcuna ma ci sono molteplici prove che la rialimentazione precoce, dopo poche ore di reidratazione, accorcia la durata della diarrea.<br />
- Il motivo per cui molti bambini venivano e vengono tuttora messi, nel corso dell’episodio diarroico acuto, a dieta senza latte non è legato ad un supposto effetto lesivo del latte od ad un suo ruolo nel determinarsi della diarrea acuta. Il motivo per cui veniva consigliata la sospensione del latte era il timore che, nel corso della diarrea acuta, con la parete dell’intestino infiammata, l’assunzione del latte artificiale o di centrale potesse indurre una condizione di intolleranza al latte con conseguente persistenza nel tempo della diarrea.<br />
Questo meccanismo è reale ma opera soltanto nel lattante molto piccolo, sotto i tre mesi, per fattori legati alla immaturità della parete del suo intestino. Nel bambino più grandicello il meccanismo dell’intolleranza al latte (alle proteine o allo zucchero, il lattosio, in esso contenuti) acquisita nel corso della diarrea acuta non esiste. Anzi per quanto riguarda la cosiddetta intolleranza al lattosio successiva all’enterite acuta  e responsabile  di persistenza della diarrea essa non si realizza praticamente mai, a qualsiasi età. Non hanno pertanto alcuna razionalità latti caratterizzati da scarso o assente contenuto di lattosio propagandati e prescritti come latti dietetici per le diarree (HN25, AL110).</p>
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		<title>Come si cura la diarrea acuta?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2005 21:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diarrea acuta nel bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[La diarrea acuta quindi non si cura, nel senso che non esistono farmaci che in qualche modo possono bloccare o ridurre in maniera significativa i tempi della malattia. Nella diarrea acuta quindi - non sono necessari, se non in casi particolari, antibiotici o disinfettanti intestinali, fermenti lattici, farmaci che ispessiscano, cioè rendano l’aspetto delle feci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La diarrea acuta quindi non si cura, nel senso che non esistono farmaci che in qualche modo possono bloccare o ridurre in maniera significativa i tempi della malattia. Nella diarrea acuta quindi<br />
- non sono necessari, se non in casi particolari, antibiotici o disinfettanti intestinali, fermenti lattici, farmaci che ispessiscano, cioè rendano l’aspetto delle feci più solido senza d’altra parte ridurre le perdite di liquidi a livello del tubo intestinale;<br />
- non è utile la sospensione prolungata della alimentazione, anzi la rialimentazione precoce, dopo alcune ore (4-5) di reidratazione, assicura tempi di diarrea meno lunghi;<br />
- ciò che è necessario è soltanto la terapia reidratante per via orale allo scopo di controllare o impedire la disidratazione in attesa che la diarrea, spontaneamente, si concluda (“la diarrea è un fuoco che si spegne con l’acqua”).<br />
- può essere utile per contrastare eventualmente il vomito che impedirebbe la somministrazione di liquidi per bocca l’uso di farmaci antivomito (antiemetici) e talora la terapia sintomatica dei dolori addominali con antispastici intestinali.<br />
- antibiotici intestinali possono essere utili quando la diarrea si protrae oltre i limiti normali e si possa sospettare come causa del suo protrarsi un’infezione sopraggiunta da germi particolari (germi anaerobi) a livello della parte alta dell’intestino tenue (sindrome dell’intestino infetto o diarrea cronica postenteritica o colonizzazione alta del tenue),  ma solo dopo che siano trascorsi i giorni usuali di durata della diarrea acuta.</p>
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		<title>E’ importante la dieta nella diarrea acuta?</title>
		<link>http://www.allergieebambini.it/2005/06/e%e2%80%99-importante-la-dieta-nella-diarrea-acuta/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2005 21:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diarrea acuta nel bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo in alcuni casi e in funzione dell’età del bambino. &#8211; Nel lattante al di sotto dei tre mesi è possibile che nel corso della diarrea acuta, virale o batterica, si possa determinare una condizione di acquisita intolleranza alle proteine del latte vaccino. Il latte vaccino, cioè di mucca, è l’alimento da cui vengono preparati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo in alcuni casi e in funzione dell’età del bambino. &#8211; Nel lattante al di sotto dei tre mesi è possibile che nel corso della diarrea acuta, virale o batterica, si possa determinare una condizione di acquisita intolleranza alle proteine del latte vaccino. Il latte vaccino, cioè di mucca, è l’alimento da cui vengono preparati industrialmente i latti artificiali con cui vengono alimentati i lattanti. Per tale motivo in questi bambini è opportuno sospendere il latte artificiale usualmente assunto ed alimentarli con latti speciali senza proteine del latte o con le proteine stesse idrolizzate, cioè frammentate e ridotte in maniera dare da ridurre la capacità di indurre intolleranza o allergia.<br />
- Nel bambino più grande questo meccanismo di intolleranza acquisita difficilmente si realizza né, d’altra parte, esiste una qualsiasi altra motivazione per sospendere il latte vaccino. Ragion  per cui nel bambino oltre i tre mesi con diarrea acuta non è necessario cambiare il tipo di alimentazione ma, dopo la fase di rapida reidratazione orale in cui, in poche ore, si cerca di rifornire il bambino dei liquidi perduti, il bambino volendo, può rialimentarsi precocemente con gli stessi alimenti e lo stesso latte che assumeva in precedenza. E’ importante che in questa fase il bambino oltre ad alimentarsi normalmente continui a riparare le perdite di liquidi assumendo sempre almeno 100 ml di soluzione glucosaline per ogni scarica diarroica.</p>
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		<title>Che cos&apos;è il reflusso gastroesofageo (RGE o GER)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2005 20:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reflusso gastroesofageo]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il reflusso gastroesofageo, pur essendo una condizione reale, è di “moda”. Ne è dimostrazione il fiorire di latti cosiddetti A.R., antireflusso, che viceversa, come vedremo, non trovano vere indicazioni nel trattamento di questa condizione. Per reflusso gastroesofageo si intende, come appunto dice il termine, il refluire, il tornare indietro verso l’esofago, del materiale contenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche il reflusso gastroesofageo, pur essendo una condizione reale, è di “moda”. Ne è dimostrazione il fiorire di latti cosiddetti A.R., antireflusso, che viceversa, come vedremo, non trovano vere indicazioni nel trattamento di questa condizione. Per reflusso gastroesofageo si intende, come appunto dice il termine, il refluire, il tornare indietro verso l’esofago, del materiale contenuto nello stomaco,  latte, muco, acidi. Questa situazione è dovuta fondamentalmente al rilassamento inappropriato del LES (sfintere esofageo inferiore) cioè del meccanismo che “tappa” lo stomaco ed impedisce, in condizioni normali, il ritorno verso l’alto delle sostanze in esso contenute. Si tratta di un fenomeno frequente e praticamente quasi normale nel piccolo lattante che però, in determinate situazioni, può essere responsabile di una condizione di malattia. <br />
E’ indispensabile, quindi, in primis, distinguere nettamente il RGE funzionale, normale, e  la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE o GERD).<br />
Il bambino con RGE funzionale è il cosiddetto rigurgitante felice (happy spitter) il quale presenta soltanto un ritardo della maturazione del LES. Il rigurgitante felice è il lattantino che rigurgita, anche in maniera abbondante, anche a distanza dal pasto, ma lo stato di salute è buono e  la crescita è normale. Sono i bambini che rigurgitano molto, hanno spesso eruttazioni e singhiozzo, spesso sembra quasi, quando sono sdraiati, che il latte gli torni verso la bocca e che loro quasi lo “ruminano”. Però, e questo è il fatto fondamentale, tali bambini stanno bene, crescono adeguatamente,  non sono sofferenti, non hanno crisi di pianto se non quelle usuali dei piccoli lattanti. Ricordarsi che il bambino normale, normalmente piange e lo può fare, pur in assenza di malattie, anche 2-3 ore al giorno. Tuttavia spesso in questi casi è presente una stato di sofferenza e di ansia nei genitori, che interpretano il rigurgito e gli altri fenomeni come segni di “cattiva digestione”, e richiedono un intervento del pediatra. Frequenti sono in questi casi i cambi del latte, frequente l’uso di farmaci normalmente scarsamente efficaci.<br />
Nella malattia da reflusso, viceversa, sono presenti sintomi più importanti che esprimono la presenza di complicazioni a carico dell’apparato digerente e dell’apparato respiratorio. Tali complicazioni sono determinate dal reflusso di acido verso l’esofago e verso le vie respiratorie. L’acido può determinare lesioni nella parte inferiore dell’esofago, quella immediatamente sovrastante lo stomaco (esofagite da reflusso gastroesofageo) o  “l’irritazione” e anche di più delle vie del respiro. </p>
<p>Sono indicativi della presenza della malattia da reflusso:</p>
<p>- le crisi di pianto molto più intense di quelle usuali. E’ un pianto “rabbioso”, violento, che  dura a lungo, inconsolabile;<br />
- la disfagia, cioè il dolore che il bambino avverte quando deglutisce il latte. Il bambino spesso comincia a succhiare dal biberon ma dopo qualche deglutizione si distacca piangendo vigorosamente e spesso piangendo si inarca all’indietro e inarca indietro il collo. Questo modo di piangere, cioè il pianto in “opistotono” con l’inarcamento del tronco e del collo si chiama sindrome di  Sandifer ed è espressione del dolore esofageo e dell’esofagite;<br />
- il rifiuto dell’alimento, <br />
-   il ritardo della crescita,<br />
- l’aumento della frequenza e dell’intensità del vomito,<br />
- le crisi di apnea e di “quasi morte” o ALTE. Le crisi di “apnea ostruttiva” sono crisi di arresto del respiro in cui il bambino si comporta come se “qualcosa” bloccasse il respiro, è agitato, spesso si muove vigorosamente. E’ una evenienza terrificante per il genitore e frequentissimo motivo di corse disperate verso l’ospedale. Analogamente terribile per il genitore, e pericolosa, è l’esperienza di”quasi morte”. La madre trova il bambino praticamente inanimato in culla, immobile ed apparentemente senza vita e riesce solo con manovre concitate a farlo riprendere;<br />
- l’asma, la tosse notturna e quando il bambino sta sdraiato, i disturbi respiratori fino alle cosiddette broncopolmoniti da inalazione del materiale refluito.</p>
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		<title>Il reflusso gastroesofageo è dovuto ad allergia al latte?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2005 20:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reflusso gastroesofageo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rapporto fra le due entità è certo: vi sono casi di RGE guariti solo con la dieta.Il RGE e l’allergia alimentare, in particolare al latte di mucca, cioè ai latti usualmente utilizzati per il lattante, che dal latte di mucca sono ottenuti, sono entrambi comuni nel primo anno di vita e presentano sintomi comuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto fra le due entità è certo: vi sono casi di RGE guariti solo con la dieta.Il RGE e l’allergia alimentare, in particolare al latte di mucca, cioè ai latti usualmente utilizzati per il lattante, che dal latte di mucca sono ottenuti,  sono entrambi comuni nel primo anno di vita e presentano sintomi comuni come:</p>
<p>- il vomito,<br />
- il rigurgito,<br />
- lo scarso accrescimento,<br />
- il dolore, cioè le crisi di pianto con caratteristiche, per intensità e durata, diverse rispetto al pianto “banale” del lattante,<br />
- le apnee,<br />
- le broncopolmoniti.</p>
<p>Si tratta di una specie di serpente che si morde la coda: da una parte è possibile che l’allergia alimentare possa favorire, con la gastrite allergica e l’alterazione dei movimenti dello stomaco, il reflusso gastroesofageo;  dall’altra il reflusso può, a sua volta, favorire l’allergia attraverso le erosioni della regione esofagea inferiore e l’assorbimento delle molecole proteiche del latte.<br />
Secondo alcune statistiche nel bambino molto piccolo il 42 % dei casi di RGE è indotto dalle PLV (proteine del latte vaccino).<br />
Suggeriscono il RGE indotto dalle PLV:<br />
a) la familiarità per malattie allergiche,<br />
c) il ritardo della crescita,<br />
d) la mancata risposta alla terapia adeguatamente condotta (ranitidina o omeprazolo e altri “inibitori di pompa”). <br />
Non è necessario eseguire test allergologici perché, come detto nel paragrafo relativo all’allergia al latte, nel reflusso gastroesofageo così come in gran parte delle malattie da allergia al latte che interessano l’apparato digerente, i test sono più spesso negativi, sia quelli eseguiti sulla cute che quelli eseguiti sul sangue. Il vero test è, come sempre in questi casi, l’eliminazione di prova (test di eliminazione) del latte vaccino e la sua risomministrazione, dopo che si è ottenuto un miglioramento significativo. Questa, diciamo così, controprova (test di provocazione) dovrebbe, qualora il latte fosse veramente responsabile dei sintomi, indurre la ricomparsa dei sintomi di malattia da reflusso.<br />
Quando quindi ricorrono quelle condizioni che suggeriscono un ruolo dell’allergia al latte è da eseguirsi direttamente il test di eliminazione delle PLV, preferibilmente con idrolisato totale (<i>NeoCate</i> o <i>Pregomin AS</i>) o anche con idrolisato spinto. <br />
<i>Nel RGE che non risponde al trattamento adeguato, farmacologico, posturale e d’ispessimento della dieta, o nei casi con scarso accrescimento, si deve sempre fare un test d’eliminazione delle PLV.</i></p>
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		<title>Come si fa la diagnosi</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2005 20:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reflusso gastroesofageo]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la diagnosi di reflusso gastroesofageo, non è necessario, in prima istanza, alcun accertamento né strumentale né di laboratorio, né sono necessari accertamenti allergologici. La diagnosi di reflusso è clinica ed emerge dall’insieme dei sintomi che il bambino presenta; il medico deve decidere solo se si tratta di reflusso banale o di malattia da reflusso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la diagnosi di reflusso gastroesofageo, non è necessario, in prima istanza, alcun accertamento né strumentale né di laboratorio, né sono necessari accertamenti allergologici. La diagnosi di reflusso è clinica ed emerge dall’insieme dei sintomi che il bambino presenta; il medico deve decidere solo se si tratta di reflusso banale o di malattia da reflusso e questo lo si desume dai disturbi che il bambino presenta. <br />
Nella diagnostica del RGE si abusa viceversa di esami strumentali; c’è un’esagerata invasività  anche e soprattutto a livello di strutture specialistiche. Un esame spessissimo eseguito, molto popolare al punto che sono gli stessi genitori spesso a richiederlo, è l’ecografia della regione esofago-gatrica. Orbene drasticamente si può affermare che non si deve mai richiedere ed eseguire l’ecografia nella diagnostica del reflusso perché non ha alcuna utilità dal punto di vista operativo. L’ecografia nella diagnostica del RGE ha vari limiti:<br />
- è operatore-dipendente, cioè dipende molto dalle capacità d’interpretazione del medico che la esegue,<br />
- è un test momentaneo, limitato nel tempo. Esso valuta, in altre parole,  la presenza dei reflussi dallo stomaco verso l’esofago solo nel periodo limitato di tempo in cui si esegue l’esame. Il reflusso, viceversa, non è costante e non è presente in ogni momento ed è possibile che nei pochi minuti di osservazione con l’ecografo non se ne verifichi nessuno. Può quindi accadere che l’esame sia negativo e magari, non appena terminato, il bambino rigurgita e vomito, dimostrando praticamente che il reflusso dallo stomaco c’è ed eccome!,<br />
- ma anche se l’esame fosse positivo, cioè rilevasse la presenza di reflussi nel periodo in cui viene eseguito, esso per il medico non ha alcuna utilità. Al medico non serve dimostrare la presenza del reflusso, che è già evidente in base al comportamento del bambino, ai rigurgiti, alle eruttazioni, alla ruminazione ecc.; il medico deve decidere solo se si tratta di reflusso banale o di malattia da reflusso e per questo, al contrario,  l’ecografia non è discriminante, non è utile.</p>
<p>Quindi l’ecografia non è utile perchè la sua negatività non esclude la presenza di un RGE patologico così come la sua positività non aggiunge nulla a quello che il medico già sa in base alla storia del bambino ed ai suoi sintomi. <br />
L’ecografia della giunzione esofago-gastrica può essere utile, in alcuni casi, per distinguere il RGE dalla stenosi ipertrofica del piloro, altra malattia del bambino molto piccolo che ha, a comune con il reflusso, il vomito come sintomo dominante o per evidenziare un’eventuale ernia dello stomaco al di sopra del diaframma (ernia jatale).<br />
Degli altri esami, eseguibili solo in strutture specialistiche,<br />
- la Phmetria computerizzata non è utilizzabile nei bambini piccoli; la Phmetria inoltre deve essere riservata ai casi di malattia da RGE importanti, complicati.<br />
- con l’esame endoscopico (gastroesofagoscopia) si visualizzano certamente i caratteri della esofagite, ma l’endoscopia non può essere usata in prima battuta e in tutti i casi.</p>
<p>Queste indagini più approfondite presso strutture di livello superiore vanno riservate a casi veramente importanti e non rispondenti alla terapia, ai bambini con complicazioni serie.<br />
Nella pratica ambulatoriale è autorizzato, nel sospetto concreto di malattia da reflusso, un tentativo ex juvantibus (test di prova) con antisecretivi (vedi dopo), senza ulteriori accertamenti. <br />
Il criterio ex juvantibus può essere quindi utile. Per fare diagnosi bisogna però usare i farmaci contrastanti la secrezione acida (ranitidina e cosiddetti inibitori di pompa) e non i procinetici come il Plasil o il Peridon, che regolano i movimenti della parete dello stomaco. La malattia da RGE non si cura con i procinetici: è l&#8217;iperacidità nello stomaco che mantiene il reflusso, che dà l’esofagite e gli altri sintomi della malattia. <br />
Quindi, in caso di sospetto reflusso patologico è inutile perder tempo con i procinetici, l’indicazione è per </p>
<p>_ la ranitidina (Ranidil o Zantac 10mg/Kg/die in 2 somministrazioni) <br />
_ o per un inibitore della pompa protonica: omeprazolo (Losec), lansoprazolo (Lansox), esomeprazolo (Lucen). </p>
<p>Il miglioramento dei sintomi, la scomparsa delle crisi di pianto, del rifiuto del latte, con il trattamento confermano il sospetto di malattia da reflusso gastroesofageo. Va rilevato con questo trattamento scompaiono o si riducono i sintomi della malattia da reflusso ma non necessariamente il reflusso stesso: il bambino può continuare a rigurgitare, ad eruttare ecc. ma con il trattamento sta bene e piange come può piangere un bambino “normale”.</p>
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		<title>Come si cura</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2005 20:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reflusso gastroesofageo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel reflusso funzionale, nel rigurgitante felice, non si dovrebbe fare alcun trattamento, né farmacologico né con i cosiddetti latti AR, antireflusso. I latti A.R. non sono validi dal punto di vista nutrizionale, sono poveri di grassi e di grassi polinsaturi e il rapporto calcio/fosforo non è adeguato alle esigenze del lattante.Si tratta di latti non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel reflusso funzionale, nel rigurgitante felice, non si dovrebbe fare alcun trattamento, né farmacologico né con i cosiddetti latti AR, antireflusso. I latti A.R. non sono validi dal punto di vista nutrizionale, sono poveri di grassi e di grassi polinsaturi e il rapporto calcio/fosforo non è adeguato alle esigenze del lattante.Si tratta di latti non adeguati all’ideale nutrizionale; è un trattamento puramente cosmetico, che riduce un evento, il rigurgito, del tutto normale, ma che  rappresenta un peggioramento rispetto all’alimentazione normale.<br />
Nei bambini con reflusso funzionale, i rigurgitanti “felici”, che stanno bene, non hanno crisi di pianto anormali e che crescono bene tutto quello che il pediatra dovrebbe fare è rassicurare e tranquillizzare i genitori. Si tratta di un fenomeno del tutto normale, destinato scomparire con l’età e che non significa affatto che il bambino non “digerisca” il latte.</p>
<p>Nella malattia da RGE viceversa il trattamento deve essere fatto e il trattamento con gli antisecretivi va protratto per almeno tre mesi. Tali farmaci non presentano significativi effetti collaterali.<br />
Se alla sintomatologia da RGE si associa uno scarso accrescimento bisogna pensare alla allergia alle PLV: nel RGE se c’è cattiva crescita c’è allergia al latte assunto. L’accrescimento discrimina quindi fra i casi da seguire fin da subito con la sola dieta  o meno. <br />
Un altro fattore che deve indurre a pensare alla presenza di una allergia al latte è la mancata risposta al trattamento adeguato o la ripresa dei sintomi dopo un periodo di miglioramento indotto dalla terapia. In tutti questi casi oltre al trattamento con antisecretivi va aggiunta la dieta senza proteine del latte di mucca che in un secondo momento potrà essere, sospendendo i farmaci, il trattamento fondamentale.<br />
La dieta si avvarrà quindi dell’uso di uno dei latti speciali per bambini allergici, preferibilmente gli idrolisati piuttosto che il latte di soia. Non hanno indicazione quindi, nemmeno in questo caso, i latti A.R., che sono fondamentalmente sempre latte di mucca, “lavorato” ma latte di mucca. In conclusioni i latti A.R. sono solo una trovata commerciale che non dovrebbe avere spazio nella dietetica del lattante, con reflusso patologico o no. <br />
Può essere opportuno ispessire il latte, speciale o meno che sia, per renderlo più denso e quindi meno facilmente refluente dallo stomaco verso l’esofago e le vie respiratorie. Questo si può ottenere con prodotti appositi, come il Medigel, o aggiungendo al latte quantità adeguate di creme (di riso, riso, mais e tapioca ecc.). A questo scopo, ridurre il reflusso in quanto tale, possono essere usati i procinetici, fermo restando il concetto  che non sono essi i farmaci della malattia da reflusso.<br />
Infine il bambino dovrebbe essere posto non in posizione supina ma su un piano obliquo (terapia posturale) e in questo senso possono essere utili gli “ovetti” nei quali i bambini possono essere benissimo messi a dormire.</p>
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