Le facili diagnosi di allergia alimentare

Penso che il 60-70% almeno dei bambini considerati e trattati come allergici agli alimenti, in particolare al latte vaccino, in realtà non abbia alcuna malattia allergica. Praticamente tutti i giorni, nella pratica professionale, capita di vedere bambini a dieta senza latte e derivati, e spesso senza altri alimenti, a volte anche da anni, per motivazioni del tutto improprie. A volte basta una piccola eruzione cutanea, del tutto banale, per indurre la diagnosi di allergia al latte e per fare iniziare faticose (e costose) diete con latti speciali. Altre volte un test allergico sul sangue, magari eseguito per motivazioni del tutto non attinenti, costringe piccoli bambini che hanno sempre assunto, e senza problemi, degli alimenti a privarsene spesso per tempi lunghissimi. E ormai non sono solo i pediatri a diagnosticare l’allergia nei bambini. L’allergia alimentare è ormai una “moda” e sovente sono le amiche, i parenti, semplici conoscenti a sentirsi autorizzati ad affermare, con il tono di chi è assolutamente padrone della materia, “questo bambino è sicuramente allergico al latte!”. Talora queste persone hanno avuto esperienze personali in tal senso ma spesso, anche per i loro bambini, la diagnosi era stata malposta e affrettata. Conosco un collega otorino che pone sistematicamente diagnosi di allergia al latte, per quasi ogni problema che gli viene posto e per bambini di ogni età, soltanto per la secchezza della loro pelle (la cosiddetta xerosi cutanea).

Tutto questo è assurdo. E’ opportuno quindi mettere a fuoco alcuni punti fermi:
1. E’ estremamente improbabile che un piccolo lattante, nei primi due mesi di vita, abbia malattie della pelle dovute a allergia al latte. Quasi tutte le eruzioni cutanea di questa età della vita sono dovute ad altri fattori, ormonali, costituzionali ecc.
Le malattie della pelle per le quali a volte (ma non sempre!) si può ipotizzare un meccanismo allergico sono soltanto due:
- la dermatite atopica (eczema) che usualmente non compare prima dei tre mesi di vita,
- l’orticaria, che è una reazione acuta, immediata, a gettate successive, che nel piccolo lattante usualmente compare immediatamente dopo il primo biberon di latte artificiale.
Tutte le altre eruzioni della pelle che il neonato e il lattante possono presentare nei primi due mesi di vita (ad esempio l’acne dei neonati, la dermatite seborroica o crosta lattea, il milio del volto) non sono dovute ad allergie. Eppure quanto spesso si vedono bambini etichettati come allergici e alimentati con latti speciali per tali motivi! Non solo: tali eruzioni usualmente scompaiono spontaneamente nel giro di qualche settimana e questo fatto spesso rafforza la convinzione della loro origine allergica visto che in apparenza la loro scomparsa può sembrare collegata alla sostituzione del latte.
2. I test di laboratorio per la diagnosi di allergia alimentare (i cosiddetti RAST) non hanno certamente un valore assoluto. Non si può e non si deve mettere a dieta un bambino solo per la positività di un test se ad esso non corrisponde una sintomatologia significativa ed adeguata. La positività del test esprime una vera allergia solo in una parte dei casi; ad esempio solo il 50% dei bambini con test positivo per il latte ha una vera allergia, cioè dei disturbi autentici alla sua assunzione.
3. La diarrea persistente del bambino non è dovuta soltanto all’intolleranza alimentare anzi la causa più frequente di diarrea persistente nel bambino dopo l’anno di età è la cosiddetta diarrea del bambino sano, il colon irritabile. Sono bambini che hanno diarrea ma stanno bene, hanno buon appetito e crescono adeguatamente; o meglio crescerebbero bene se non fossero tormentati da diete sempre più ristrette, sempre più rigorose, con esclusione di sempre più numerosi alimenti alla vana ricerca della risoluzione di un problema che…..semplicemente non esiste! Quindi se il bambino ha in maniera capricciosa diarrea con scariche mucose, spesso con frammenti di verdura non digerita, ma sta bene, gioca, è vivace, ha buon appetito e, soprattutto cresce bene (se la dieta non è troppo ristretta!) va lasciato stare e non tormentato con mille esami, consulenze mediche, diete sempre più assurde. Questi bambini possono e devono mangiare tutto. Non bisogna guardare la cacca ma soltanto come cresce.
Il discorso sulle allergie alimentari “regalate” potrebbe essere ancora molto lungo essendo tante e diverse le situazioni, di quasi quotidiana osservazione, che inducono a diagnosi improprie di allergia alimentare. Mi sembra giusto soffermarsi, tuttavia, su un ultimo unico punto: i cosiddetti test alternativi di intolleranza alimentare. Anche questa è una “moda”, con molti proseliti. Orbene i vari test citotossico (test di Bryan), test della potenza muscolare (Kinesologia applicata), VEGA test, analisi del capello, non hanno alcuna scientificità e non c’è alcuna dimostrazione di una loro validità. Si tratta di test che non permettono in alcun modo una diagnosi di intolleranza alimentare; sono del tutto empirici, arbitrari e non confortati da prove scientifiche. Anzi gli studi rigorosi e non di parte ne hanno escluso completamente la validità. Sono test utili solo a chi li propone ma malgrado ciò, anche in questo caso, quasi quotidianamente viene dato di osservare persone costretti a seguire, per essi, diete spesso molto rigorose ed assurde.
Esistono test validi solo per l’intolleranza al lattosio (Breath test) e per l’intolleranza al glutine (celiachia): per tutti gli altri alimenti non esistono test di laboratorio o strumentali, scientificamente validi, che permettano la diagnosi di intolleranza. Per le intolleranze agli alimenti quindi l’unico vero test è la prova pratica cioè eliminare l’alimento sospetto (test di eliminazione), valutare l’eventuale miglioramento o scomparsa dei sintomi e successivamente reintrodurre l’alimento (test di provocazione o challenge) per dimostrare attraverso la ricomparsa dei disturbi il rapporto tra l’alimento e i disturbi stessi.

(Data di pubblicazione: 8 ottobre 2009 #)

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